Bangladesh: vite in balia dei fiumi

Reportage • 13.3.2022

Il Bangladesh viene anche definito «il Paese dei fiumi». I numerosi corsi d’acqua rivestono un’importanza cruciale per la vita di molti abitanti. Ma rappresentano anche una minaccia costante poiché durante i monsoni arrivano a inondare buona parte del Paese. La giovane Rupali Begum, che ha due figli e ha da perso poco il marito, ci racconta della sua vita in quest’isola in balia dei fiumi.

Testo: Felicitas Ledergerber | Foto: Khandaker M. Asad

Da giugno a ottobre i monsoni portano in Bangladesh enormi quantità di detriti che vanno a depositarsi lungo i corsi d’acqua. È così che vengono a formarsi i cosiddetti char, isole alluvionali estremamente fertili e in continua trasformazione, che solitamente durano da cinque a vent’anni, a volte anche più a lungo.

Roccia umida che forma una specie di isola. Un fiume scorre accanto ad esso. L'isola è ricoperta di verde.
I char sono isole di sedimenti molto fertili e in continua trasformazione.

Uno stile di vita seminomade

Chi ci vive si trova così a condurre una vita seminomade. Queste isole offrono agli abitanti più poveri una fonte di sussistenza, dal momento che in Bangladesh, dove la densità abitativa è elevatissima, possedere un pezzo di terra è un privilegio.

Sette persone vestite con colori diversi che osservano un evento. Sono bambini ma anche persone anziane. Gli alberi possono essere visti sullo sfondo.
Gli abitanti dei char conducono uno stile di vita seminomade.

Regioni di difficile accesso

Il governo del Paese ha classificato queste isole come zone particolarmente difficili da raggiungere. Ci mettiamo in viaggio la mattina presto. Dopo quasi due ore di macchina, percorriamo un altro tratto in motocicletta attraversando aree sabbiose, passando per campi di riso biondeggianti, pascoli di mucche e capre, e intravediamo modeste abitazioni sparse qua e là.

La vita di Rupali Begum

Dopo un’altra mezz’ora arriviamo al villaggio di Ponshanond Polashtola, un agglomerato di abitazioni in lamiera e argilla che sorge in una zona leggermente rialzata. Una timida donna sui trentacinque anni ci saluta amichevolmente e dice di chiamarsi Rupali Begum.

Ritratto di donna in una capanna di ferro ondulato. Indossa una sciarpa nera sulla testa e sulla parte superiore del corpo e guarda espressivamente in lontananza.
Rupali Begum, 35 anni, ci racconta della sua vita sui char.

Sta vivendo un momento particolarmente difficile: due mesi e mezzo fa Abdul, suo marito quarantenne, è morto stroncato da un ictus mentre lavorava come conducente di risciò a Dacca. La donna si ritrova sola con la figlia Mim, 14 anni, e il figlio Riad, 10 anni. La figlia ora vive con lo zio, dal momento che la madre deve prima trovare un modo per mantenere la famiglia.

Mim Akter, 14 anni, figlia di Rupali Begum
Ritratto di un ragazzo. Indossa un ampio sorriso sul viso e una maglietta su un maglione. Sullo sfondo c'è un campo sfocato dalla macchina fotografica.
Riad Hossain, 10 anni, figlio di Rupali Begum

Vite in una zona in constante trasformazione

Da casa dello zio ci ha raggiunto anche la figlia Mim Akter. Per i membri della famiglia essere tutti qui riuniti è molto emozionante. Per alleggerire un po’ l’atmosfera decidiamo così di fare una passeggiata lungo il fiume. La donna ci indica dove si trovava la sua ultima casa, prima che venisse portata via dal fiume.

Una donna indica in lontananza con il braccio sinistro. Si guarda la mano. Tutto il suo corpo è visibile, è in piedi vicino a un fiume. Il cielo sullo sfondo è blu.
Rupali Begum ci mostra dove si trovava la sua ultima casa. I fiumi l’hanno costretta a cambiare casa già nove volte.

Case trascinate via dai fiumi

Aveva tredici anni quando ha perso la sua prima abitazione: da allora ha dovuto trasferirsi ben nove volte. È il fiume a decidere quando è giunto il momento. Sedici anni fa, quando si è sposata, suo suocero ha regalato ai novelli sposi un appezzamento di terreno, che purtroppo però è stato inghiottito dalle acque solo due anni dopo. Da allora si sono susseguiti acquisti di piccoli terreni, che generalmente costano poco se è prevedibile che prima o poi saranno sommersi.

L’ultimo appezzamento la coppia ha dovuto venderlo per pagare le cure ai reni di Abdul. Per permettersi le terapie hanno anche dovuto prendere dei piccoli prestiti; per questo Abdul passava regolarmente delle settimane a Dacca per lavorare come conducente di risciò.

Rupali Begum ha dovuto trasferirsi ogni volta che il fiume le ha portato via la sua casa sul char.

Facciamo ritorno a casa, Rupali Begum e i figli sono stanchi. Dopo essermi accomiatata per la notte, io e i miei accompagnatori intraprendiamo il lungo tragitto del ritorno.

Rupali Begum e i figli si alzano sempre prima dell’alba. Qualche ora dopo sono di nuovo nel villaggio e ci incontriamo un’altra volta. Io e Rupali ci sediamo e ricominciamo a parlare.

Due donne sono sedute insieme. Sono in una capanna di ferro ondulato. Una donna indossa un foulard con fiori sulla testa e sulla parte superiore del corpo. Il secondo indossa un gilet rosso con la Croce Rossa Svizzera sulla schiena.
La giovane vedova Rupali Begum mi racconta della sua difficile vita.

Mucche al sicuro durante le inondazioni

La donna mi parla della grande inondazione di due anni fa, quando l’acqua in casa arrivava fino alle ginocchia. Per quindici giorni la famiglia è rimasta sui letti rialzati aspettando che il livello dell’acqua scendesse. Rupali Begum aveva portato le mucche in una zona rialzata dove è andata ogni giorno a dar loro da mangiare.

Una donna sta in piedi con un cappello di ferro ondulato. Tende la mano sinistra all'altezza del ginocchio vicino alla cornice della porta.
Rupali Begum mi mostra fino a dove è arrivata l’acqua durante le ultime inondazioni.
Una donna tiene in mano un cesto. Due mucche sono in piedi davanti a lei. Uno è mangiare.
Le mucche devono poter mangiare ogni giorno – anche durante le inondazioni.

Attraversare a guado l’acqua alta è pericoloso, soprattutto considerato il rischio di morsi di serpenti. Purtroppo però l’acqua e il foraggio possono essere trasportati solamente su una tavola di legno da spingere sull’acqua.

Sempre preparati alle inondazioni

Gli abitanti del char si preparano ogni anno al rischio inondazioni e si assicurano di avere abbastanza legna da ardere per cucinare. Da quanto ci riferisce Rupali Begum nel villaggio non c’è nessun sistema di allarme. Solamente quando il fiume si avvicina pericolosamente alle case, l’imam chiama gli abitanti a rifugiarsi nella moschea. Ma bisogna fare in fretta perché non c’è posto per tutti.

Se qualcuno si sente male durante le inondazioni, ricevere aiuto è impossibile.

Per la prossima inondazione è solo questione di tempo

La storia di Rupali Begum è unica, ma non troppo diversa da quella di tante altre famiglie che vivono sui char. Quando alla fine le chiedo se si aspetta che anche questa casa verrà trascinata via dalle acque, mi risponde sicura e memore del passato: «Sì, tra tre o quattro anni il fiume arriverà. Ma il proprietario della casa è molto gentile, probabilmente fino ad allora ci permetterà di continuare a vivere qui».

Ritratto di donna in una capanna di ferro ondulato. Indossa una sciarpa arancione sulla testa e sulla parte superiore del corpo e guarda espressivamente nella telecamera.
Secondo Rupali Begum il fiume raggiungerà e inonderà la sua casa tra tre o quattro anni.

L’AUTRICE

Felicitas Ledergerber (33 anni), autrice di questo reportage, sta svolgendo presso la CRS un programma di formazione biennale come responsabile di programma junior. Da novembre 2020 è in missione in Bangladesh.

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