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Ricerca dei dispersi in Ucraina: «È duro vivere nell’incertezza»

Interview

Oggi sono circa 146 000 le persone disperse in relazione al conflitto in Ucraina (luglio 2025). I parenti le cercano con l’aiuto della Croce Rossa, talvolta già da anni. Matthias Karakus, del Servizio di ricerca CRS, parla del suo lavoro.

Intervista con Matthias Karakus

Matthias Karakus

Intervista a Matthias Karakus e alla sua superiore Nicole Windlin

Laureato in scienze politiche, 44 anni, Matthias Karakus lavora per il Servizio di ricerca CRS dal 2022. È responsabile delle domande di ricerca relative a migrazioni e guerre, tra cui anche quella in Ucraina. Parla russo, il che aiuta in situazioni delicate come queste.

A quali problemi sono confrontate le persone alla ricerca di familiari scomparsi?

Convivere con l’incertezza sulla sorte dei parenti più stretti è incredibilmente difficile. Uno continua a chiedersi: sarà morto? Avrà potuto mettersi in salvo? Insomma, sai che è successo qualcosa, ma non sai cosa. Gli esperti parlano di «perdita ambigua», un fardello interiore molto doloroso per chi lo deve sopportare.

Sono questi pensieri ricorrenti e la sensazione d’impotenza che ne deriva a rendere la vita di tutti i giorni un autentico calvario.

Matthias Karakus, Servizio di ricerca CRS

Nell’ambito del conflitto in Ucraina, i dispersi sono soprattutto membri dell’esercito. Nella maggior parte dei casi bisogna rassegnarsi all’idea che sono stati fatti prigionieri o che sono caduti in battaglia. Ma ci sono anche civili che, a causa di circostanze sfortunate, hanno perso i contatti con i familiari. Magari perché sono dovuti scappare in fretta e hanno smarrito o non hanno potuto portare con sé i dispositivi su cui erano registrati i loro contatti.

Quali sono i principali ostacoli che riscontri?

Le possibilità di ricerca sono limitate e questo ci fa sentire impotenti. Le parti in conflitto sono tenute a informarsi reciprocamente sui prigionieri di guerra e sui morti che sono stati ritrovati. Malgrado ciò, purtroppo numerose famiglie non ottengono risposta e rintracciare i dispersi è praticamente impossibile.

Che cosa rende tutto così complicato?

I social media hanno un ruolo rilevante in questa guerra. Ci sono numerosi canali Telegram che divulgano informazioni sul personale militare, talvolta anche con immagini di caduti, feriti e prigionieri di guerra. Spesso è difficile distinguere tra informazioni vere e false, il che comporta un pesante fardello per le persone.

E per concludere con una nota positiva?

Ci sono anche progressi e sviluppi incoraggianti. Succede spesso di trovare persone scomparse o di venire a sapere che un prigioniero di guerra è stato rilasciato. Sono notizie rincuoranti che ci danno molta forza.

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