4. Marzo 2021

Catastrofe umanitaria

Siria: dieci anni dallo scoppio del conflitto

Il mese di marzo 2021 è segnato da una ben triste ricorrenza: i dieci anni dallo scoppio del conflitto siriano. I combattimenti hanno devastato l’intero Paese e generato una crisi umanitaria senza precedenti nella storia recente. Circa 13 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari.

La sofferenza del popolo siriano diventa più straziante giorno dopo giorno. A dieci anni dallo scoppio del conflitto, le crisi che lo affliggono si susseguono una dopo l’altra: scontri, spostamenti forzati, crisi economica, catastrofi naturali e, per finire, la pandemia di coronavirus. Le infrastrutture del Paese sono andate distrutte. A causa della grave penuria di generi alimentari, scorte d’acqua, carburante e farmaci, gli abitanti non riescono più a procurarsi i beni di prima necessità. Oggi, ancora più di cinque o dieci anni fa, la loro esistenza è legata a doppio filo alla fornitura di soccorsi. Attualmente infatti sono milioni i siriani un tempo autosufficienti che dipendono dagli aiuti umanitari e che devono fare i conti con una grave crisi alimentare. Secondo le stime, il 90 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Inoltre più di cinque milioni di abitanti hanno cercato rifugio nei Paesi limitrofi.

La CRS al fianco dei più vulnerabili

La Croce Rossa Svizzera (CRS) sostiene la Mezzaluna Rossa Arabo-Siriana (SARC) dall’inizio delle ostilità e nel 2018 ha aperto un ufficio a Damasco. Per i prossimi anni si prepara a rafforzare la sua delegazione sul posto e prevede di continuare a condurre o di lanciare nuovi progetti per: sviluppare il sistema di ambulanze della SARC, rimettere in funzione le pompe idriche a Deir-Ezzor migliorando l’accesso all’acqua potabile, ampliare la rete dei canali d’irrigazione, avviare un programma di sussistenza basato sulla distribuzione di galline e pecore e fornire aiuti in denaro nella regione di Latakia.
La CRS continuerà ovviamente a sostenere la SARC anche nella lotta al coronavirus, finanziando dispositivi di protezione per i volontari e kit di prodotti igienici per le famiglie vulnerabili. 
In Svizzera i profughi siriani possono contare sull’aiuto della CRS, che li assiste tramite il Servizio di consulenza per visti umanitari, il Servizio di ricerca o l’Ambulatorio per vittime della tortura e della guerra. Anche le associazioni cantonali della Croce Rossa offrono loro un sostegno prezioso per mezzo di varie prestazioni fra cui le offerte per facilitare l’integrazione.

La pandemia di coronavirus

La pandemia di coronavirus ha certamente aggravato la situazione in Siria, ma nonostante ciò la maggior parte dei siriani non si può permettere il lusso di preoccuparsi. Malgrado il pericolo, infatti, gran parte della popolazione non ha i mezzi per proteggersi. Non possono rimanere a casa in isolamento perché ciò significherebbe non portare cibo in tavola. Se si ammalano devono fare ricorso a un sistema sanitario ormai in ginocchio, capace di fornire prestazioni e cure in maniera limitata. Manca il carburante per le ambulanze, che non possono trasportare i pazienti in ospedale. Manca l’elettricità per far funzionare gli ospedali e i respiratori per i pazienti più gravi e senza la quale è impossibile conservare in maniera sicura sangue o vaccini.

Il coraggio dei volontari

La SARC è in prima linea dall’inizio del conflitto per fornire una risposta umanitaria alla crisi. Sostenuta finanziariamente e tecnicamente dai suoi partner del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, dall’ONU e da ONG internazionali, la Mezzaluna Rossa Arabo-Siriana fornisce da sola il 60 per cento degli aiuti umanitari. I suoi volontari hanno rischiato la loro vita e la loro salute per prestare soccorso, assistenza medica e cure a milioni di persone, senza mai tenere conto della loro appartenenza politica, etnica o religiosa. 
A dieci anni di distanza e oggi più che mai la popolazione siriana ha bisogno del nostro sostegno e della nostra solidarietà.