Storia del Servizio di ricerca CRS

Dalle origini ai giorni nostri

Nel giugno del 1859, sul campo di battaglia di Solferino, Henry Dunant si dedicò a raccogliere le ultime volontà dei morenti, annotando l’indirizzo dei loro cari e le parole d’addio che erano loro indirizzate. Questo grande atto di umanità ha ispirato la creazione di servizi della Croce Rossa specializzati nella ricerca di dispersi.

Un giovane caporale d’una ventina d’anni, dal viso dolce ed espressivo, di nome Claudio Mazuet, è ferito al fianco sinistro da una pallottola; il suo stato non lascia adito a speranza, ed egli stesso se ne rende conto tanto che, dopo che gli ho dato da bere, mi ringrazia e con le lacrime agli occhi aggiunge: “Ah! signore, se poteste scrivere a mio padre raccomandandogli di consolare mia madre!” Preso che ebbi l’indirizzo dei suoi genitori, il poveretto, pochi istanti dopo, cessava di vivere. 
Estratto da: Un ricordo di Solferino, edizione del 1988, p. 37.
 

Per alleviare le sofferenze morali

La guerra franco-prussiana (1870-71) segna una tappa decisiva nella storia della giovane Croce Rossa. Se fino a quel momento si era dedicata unicamente alla cura dei soldati feriti, d’ora in poi svolgerà un’attività ancora inedita, aprendo un servizio di consulenza e corrispondenza nella città di confine di Basilea, in territorio neutrale: per i soldati feriti e i prigionieri di guerra significherà potersi mettere in contatto con i propri cari. Tramite la sua agenzia basilese, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) inizia inoltre a occuparsi della ricerca dei soldati dispersi. Anche la Confederazione presta il proprio aiuto creando, nel febbraio del 1871, un “Ufficio di informazione federale per gli internati francesi dell’esercito del generale Bourbaki”, che elabora circa 4000 richieste e spedisce oltre 820 000 lettere.

1914-1918: passaggio su scala mondiale

Nel corso della Prima Guerra mondiale (1914-1918) l’impegno del CICR continua: l’Agenzia internazionale, con sede a Ginevra, mira a centralizzare le informazioni sui prigionieri di guerra di ogni nazionalità per poter rispondere alle decine di migliaia di richieste di notizie da parte dei familiari che arrivano ogni giorno. In seno all’Agenzia lavorano in tutto circa 3000 volontari, in parte provenienti dalla Croce Rossa ginevrina, che redigono 4,8 milioni di schede personali e trasmettono 20 milioni di messaggi.

1939-1945: tutta la Svizzera alla ricerca di dispersi

Durante la Seconda Guerra mondiale (1939-1945) le attività dell’Agenzia centrale dei prigionieri di guerra del CICR assumono proporzioni senza precedenti, proprio come il conflitto in corso. Per cercare di far fronte al compito sempre più impegnativo, l’Agenzia apre una trentina di filiali in altrettante città svizzere; saranno conosciute con il nome di Sezioni ausiliarie dell’Agenzia, e vedono volontari provenienti dai quattro angoli del Paese impegnarsi senza riposo nel tentativo di mettere in contatto famiglie divise da guerra e prigionia. Saranno molte le sezioni della Croce Rossa Svizzera (CRS) che parteciperanno a questo spiegamento di forze, e che redigeranno 25 milioni di schede personali e renderanno possibile lo scambio di 120 milioni di lettere tra prigionieri e i loro cari.

La nascita del Servizio di ricerca CRS

Sebbene sporadiche richieste di ricerche arrivassero alla Sede della CRS già negli anni ’20, è all’indomani della Seconda Guerra mondiale che l’afflusso si fa più consistente, rendendo necessaria la creazione del Servizio di ricerca, la cui esistenza viene menzionata per la prima volta nel Rapporto annuale del 1947. Gli anni successivi confermeranno l’utilità di disporre di un servizio indipendente, capace di ristabilire legami tra familiari. Nel 1958 il Servizio di ricerca, fino ad allora integrato all’interno dei servizi di soccorso individuale, farà il proprio ingresso come servizio indipendente nell’organigramma della CRS.

A fianco dei diseredati

Il Servizio di ricerca CRS diventa una prestazione regolare nel momento in cui la comunità internazionale si trova ad affrontare la problematica dei profughi: i primi furono le milioni di persone messe in fuga dalla guerra, seguite poi da coloro che scappavano dai regimi comunisti. In seguito sarà la volta dei provenienti da Paesi del Terzo Mondo, alla ricerca di protezione da crisi e guerre civili che non sembravano conoscere fine. Da allora la politica della Svizzera in materia d’asilo si è dovuta occupare di ondate successive di profughi: gli ungheresi nel 1956, i tibetani all’inizio degli anni ’60, i cechi nel ’68, ugandesi e cileni all’inizio degli anni ’70, polacchi e indocinesi negli anni ’80 e infine i profughi dei Balcani nel corso degli anni ’90. Le attività del Servizio di ricerca CRS, spesso legate strettamente a queste ondate migratorie, vedranno affiancarsi all’attività di ricerca dei dispersi la questione del ricongiungimento familiare.

Far luce sul destino delle persone scomparse tramite i dati ante-mortem

Anche una volta giunta al termine, la Guerra nei Balcani, che ha portato allo smembramento della Iugoslavia nel corso degli anni ’90, ha avuto a lungo ripercussioni sulla vita della popolazione colpita. Decine di migliaia di famiglie hanno continuato a cercare parenti di cui avevano perso le tracce fino al giorno in cui sono state scoperte innumerevoli fosse comuni contenenti resti umani. A sostegno del CICR, che aveva richiesto l’aiuto delle Società nazionali per l’identificazione dei cadaveri, nel 2003 la CRS ha iniziato a registrare i dati ante-mortem personali e medici delle persone scomparse rivolgendosi ai parenti rifugiati in Svizzera. Questa funzione è stata assunta dal Servizio di ricerca, che fornisce alle famiglie coinvolte anche un sostegno individuale. Grazie alle esperienze maturate in quest’ambito, dal 2018 il Servizio ha iniziato a registrare i dati ante-mortem delle persone scomparse lungo le rotte dei migranti o nel Mediterraneo. Fondamentale il contributo delle relative famiglie ora residenti in Svizzera.

Tecnologie moderne e una rete mondiale

L’avvento di internet e lo sviluppo della telefonia mobile hanno trasformato le dinamiche dell’aiuto umanitario, soprattutto in materia di ricerca delle persone scomparse. Nel 2008 il CICR ha avviato una strategia che promuoveva «l’impiego di strumenti tecnologici che migliorassero l’efficacia dei programmi» per ristabilire i legami familiari. Nel 2012 questo processo ha portato alla realizzazione di un sito internet del Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa dedicato al ristabilimento dei legami familiari (familylinks.icrc.org). Inoltre, per affrontare la crisi migratoria in Europa, è stato lanciato un nuovo strumento di ricerca online chiamato «Trace the Face» che offre sostegno ai migranti che hanno perso i contatti con i propri cari, e permette loro di ritrovarli pubblicando la propria foto su internet. Il Servizio di ricerca CRS partecipa a questi sviluppi e dispone di una rete globale e interconnessa. Le nuove tecnologie dischiudono nuove opportunità, ma pongono anche problemi importanti in materia di protezione dei dati. Se, da una parte, la digitalizzazione ha rivoluzionato la sua attività, dall’altra, dal 2018 il Servizio di ricerca può contare anche sul sostegno di una ventina di volontari a livello nazionale che facilitano il processo di ricerca e accompagnamento. Nel 2018 il Servizio, che nel tempo è passato da svolgere funzioni puramente amministrative a concentrarsi maggiormente sul piano umano, ha organizzato la prima giornata dedicata a tutti coloro che sono alla ricerca dei propri cari.