Samaritane in azione

Incontrare i propri angeli custodi

L’anno scorso Walter Bernhard è stato colpito da un arresto cardiaco. Oggi è vivo grazie al rapido intervento di una squadra di samaritane.

A proposito Ogni anno in Svizzera circa 20 000 persone perdono la vita in seguito a un arresto cardiaco, prima causa di morte tra gli adulti. Un intervento immediato è importantissimo per questo tipo di malori, in quanto il paziente può riportare danni irreversibili se il battito del cuore non viene sostituito dal massaggio cardiaco entro tre minuti. La popolazione è ben consapevole dell’importanza di prestare rapidamente aiuto, ma spesso la paura del contatto o di fare qualcosa di sbagliato prevale. Tuttavia, per quanto importanti siano l’impiego di strumenti medici e il rapido arrivo dell’ambulanza, praticare immediatamente le manovre salvavita resta fondamentale ai fini della rianimazione.

«Volevo chiedere a che ora partiva l’autobus, ma non sono nemmeno riuscito a finire la frase»: è questo tutto ciò che Walter Bernhard ricorda del suo ritorno dalla festa di Unspunnen a Interlaken nel settembre dell’anno scorso. Il macellaio in pensione era in attesa di fare ritorno a Oberburg, nel canton Berna, quando il suo cuore ha smesso di battere e, sotto gli occhi della moglie, si è accasciato a terra. Tutto ciò che è successo dopo lo ha saputo solo tramite i racconti.

Presagendo il peggio, la samaritana ha chiesto alla collega di portare con sé il defibrillatore.

Le due samaritane della sezione di Interlaken e dintorni, Claudia Hausheer e Sonja Pelka, se lo ricordano invece benissimo. Quella sera loro due e altri sei samaritani sono in servizio per garantire il soccorso medico al grande evento. Fortunatamente la loro postazione si trova soltanto a pochi metri dalla fermata dell’autobus dove Walter Bernhard giace privo di sensi. Dopo l’allarme lanciato da una donna Claudia Hausheer si dirige immediatamente sul posto e, presagendo il peggio, chiede a Sonja Pelka di portare con sé il defibrillatore. «È la procedura standard», ci spiega, «Una di noi va avanti e gli altri la raggiungono con gli strumenti». Se il malore è un arresto cardiaco l’intervento deve essere il più rapido possibile perché le chance di sopravvivere calano del 10 per cento per ogni minuto che passa.

Venti interminabili minuti

Quattro samaritane entrano in azione per prestare primo soccorso e assistere la moglie di Walter Bernhard. Una dopo l’altra si danno il cambio per praticare il massaggio cardiaco e provano diverse volte a far sì che il cuore dell’uomo ricominci a battere utilizzando il defibrillatore. «Abbiamo semplicemente messo in pratica gli insegnamenti che abbiamo ricevuto», spiega Sonja Pelka che, come Claudia Hausheer, non è solo una samaritana ma anche un’istruttrice della sezione. Le due donne provengono entrambe dalla regione di Francoforte, ma si sono conosciute in Svizzera tramite il loro impegno di volontarie. Insieme hanno frequentato il corso per diventare istruttrici e oggi, dopo tutte le ore di servizio trascorse insieme, formano un duo affiatato. «Ormai non abbiamo neanche più bisogno di parlare per capirci. A volte ci hanno addirittura definito due gemelle siamesi», dice Claudia Hausheer ridendo.

Sanno che praticare la rianimazione richiede moltissime energie e massima concentrazione.

Durante i corsi entrambe insegnano ai partecipanti come reagire in emergenze di questo genere, ben sapendo che praticare la rianimazione richiede moltissime energie e massima concentrazione. Dopo venti minuti arriva finalmente l’ambulanza, ma l’intervento delle samaritane non è ancora finito: i soccorsi devono innanzitutto definire la situazione per poi decidere come procedere. Le samaritane e i samaritani devono quindi essere ben formati e sapere anche come gestire il passaggio del paziente al servizio di soccorso, sottolinea Claudia Hausheer. Intanto, nell’attesa di portarlo in ospedale, Walter Bernhard è in buone mani e i soccorritori lo sanno.

Dimostrare loro la stima che meritano

Una volta guarito Walter Bernhard si è messo alla ricerca dei suoi angeli custodi: «Volevo assolutamente guardarle negli occhi e ringraziarle di persona», afferma. Non riuscendo a ottenere alcuna informazione dagli organizzatori della festa di Unspunnen, l’uomo fa pubblicare un annuncio sul Berner Zeitung e riesce finalmente a mettersi in contatto con le soccorritrici, che incontra a quasi un anno di distanza dal malore. Sono loro a raccontargli della sera in cui gli hanno salvato la vita. «Avevo bisogno di questo incontro per voltare pagina», dice.

Il settantunenne ha sempre avuto una grande stima nei confronti del volontariato prestato dai samaritani e dalle samaritane. Lui stesso da giovane apparteneva alla sezione di Walkringen e ritiene che meriterebbero un po’ più di considerazione per quello che fanno: «A volte vengono presi un po’ in giro, ma fanno un ottimo lavoro – e non soltanto nel mio caso!».