Giornata mondiale del rifugiato 2019

Accesso alla protezione internazionale: un diritto umano

Il 20 giugno si celebra la 18a edizione della Giornata mondiale del rifugiato. Dal 2001 comuni, scuole, organizzazioni e persone di ogni età in ogni angolo del mondo esprimono la propria solidarietà ai profughi. Un valore, quest’ultimo, di cui c’è particolare bisogno, come dimostra la storia di questa giovane siriana.

L’Europa è sempre più difficile da raggiungere, e sempre più profughi incontrano ostacoli durante la fuga. Le rotte migratorie si fanno sempre più impervie e pericolose. Se, da una parte, negli ultimi anni c’è stata una diminuzione del numero di profughi che sono arrivati (o hanno provato ad arrivare) in Europa attraversando il Mediterraneo o seguendo altre rotte, dall’altra il rischio di morte durante la fuga è aumentato notevolmente. La rotta del Mediterraneo è la più letale: secondo i dati ufficiali quest’anno sono già annegate 509 persone, ma il bilancio effettivo rischia di essere ancora più tragico. Secondo quanto affermato da SOS Méditerranée e Medici senza frontiere oggi il rischio di morte si sarebbe quadruplicato rispetto al 2018.

Marija al-Bari* è stata molto fortunata. Grazie a un visto umanitario è potuta entrare in Svizzera, ma la strada per arrivare fin qui è stata tutt’altro che facile ed è durata anni.

Il lungo viaggio verso la Svizzera

Marija al-Bari viene dalla Siria. Sua sorella Lanika* vive in Svizzera da otto anni. A causa della guerra in Siria le due sorelle non hanno avuto notizie l’una dell’altra per molti anni, e a lungo Lanika ha tentato invano di rintracciare la famiglia chiedendo aiuto al Servizio di ricerca della CRS. Ma solo a marzo 2018 ha ricevuto una chiamata proveniente dal Libano: dall’altra parte del telefono c’era sua sorella. Non aveva una storia facile da raccontare, soprattutto non per telefono. Marija doveva comunicarle che entrambi i loro genitori erano deceduti nel corso di un attacco. Anche lei è stata rapita da gruppi islamici e, durante la prigionia, è stata più volte vittima di violenze sessuali ed è stata costretta a vivere secondo le rigide regole della sharia. È solo per caso che, quando il gruppo islamico è stato attaccato, la ragazza è potuta scappare. Una volta arrivata in Libano ha chiesto aiuto all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e ha fatto domanda per un programma di reinsediamento.

Status di rifugiato: un’opzione possibile?

Dal momento che dal 2015 l’UNHCR non può registrare ulteriori rifugiati in Libano, Marija al-Bari non ha potuto usufruire di un programma di reinsediamento. Questo Paese del Medio Oriente detiene il record del maggior numero di rifugiati pro capite. I rifugiati siriani ufficialmente registrati sono quasi un milione, ma il Governo parla di cifre ufficiose che si aggirano intorno agli 1,5 milioni, una cifra pari 25 per cento della popolazione. In Libano una persona su quattro è di origine siriana. I profughi che non ottengono lo status di rifugiati perdono sia la possibilità di partecipare a un programma di reinsediamento che il diritto agli aiuti dello Stato. Marija si è ritrovata completamente abbandonata a sé stessa.

Servizio di consulenza per visti umanitari

Durante la sua ricerca Lanika, la sorella di Marija residente in Svizzera, era già entrata in contatto con la Croce Rossa Svizzera. Il servizio di consulenza per visti umanitari le ha fornito informazioni sulle modalità di accesso sicure e legali per entrare nel nostro Paese.

«Il visto umanitario rappresenta un importante strumento per garantire un accesso legale alla protezione internazionale, e deve essere impiegato in maniera più frequente e sistematica. L’aspetto cruciale da tenere in considerazione è la necessità di protezione delle persone interessate, poco importa se la minaccia si presenta nel loro Paese d’origine o in un Paese terzo».

Carolin Krauss, responsabile settore Migrazione CRS

Per Marija il ricongiungimento familiare era fuori questione, dal momento che in Svizzera è possibile solamente nel caso dei coniugi e di figli minorenni, e neanche il programma di reinsediamento faceva al caso suo, dal momento che in Libano non godeva ufficialmente dello status di rifugiata. La terza e ultima possibilità era il visto umanitario, che viene concesso nel caso in cui la vita o l’integrità fisica di una persona sia minacciata nel suo Paese d’origine o di provenienza. Ma dal momento che Marija non si trovava nel suo Paese di origine, anche questa volta le probabilità di esito positivo erano remote. Ma il Servizio di consulenza, richiedendo una valutazione preliminare alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), ha potuto illustrare la gravità della situazione, dimostrando che la giovane si trovava in una situazione di pericolo in Libano. Dopo la decisione positiva della SEM il Servizio di consulenza ha accompagnato la procedura di ingresso in Svizzera di Marija al-Bari, che vive ormai da sei mesi nel nostro Paese.

*il nome è di pura fantasia

Visti umanitari
Un visto umanitario viene rilasciato nel caso in cui la vita o l’integrità fisica di una persona sia minacciata direttamente, seriamente e concretamente nel suo Paese d’origine o di provenienza. Il Servizio di consulenza per visti umanitari fornisce informazioni per la presentazione di una domanda di visto umanitario e offre consulenza durante l’intero processo. Per i casi più a rischio chiede una valutazione preliminare alla SEM. Nel 2018 il servizio di consulenza della CRS ha raggiunto oltre 2'000 persone.
Programmi di reinsediamento 
I programmi dell’ONU prevedono il trasferimento e il reinsediamento duraturo di profughi particolarmente vulnerabili (come donne, bambini e malati) in un Paese terzo, il quale accetta di accoglierli evitando che intraprendano i rischi di un’immigrazione irregolare. Alcune associazioni cantonali della Croce Rossa partecipano a questi programmi accogliendo i rifugiati e aiutandoli a integrarsi.