Servizio trasporti della Croce Rossa

Nella buona e nella cattiva sorte

Una foto scattata a inizio anno: per Vania Biondi, i tragitti con Marcel Brunner fanno parte della normalità e rappresentano l’ultimo pezzetto di libertà che le è rimasto. Una normalità a cui il destino e la pandemia di coronavirus hanno inferto un altro duro colpo. Storia di una donna forte sempre alla ricerca di nuove soluzioni per convivere con le limitazioni che la malattia le impone.

** Nota della redazione: le foto sono state scattate prima della pandemia di coronavirus.

Quand’era giovane Vania Biondi, originaria del Canton Argovia, voleva dei figli. Una bella famiglia, era questo il suo sogno. Ma la vita, purtroppo, ha deciso altrimenti. All’età di 24 anni Vania Biondi, che oggi ne ha 48, si è ammalata di sclerosi multipla. Poco tempo dopo ha trovato l’amore e si è sposata. Con il marito ha condiviso quasi vent’anni, tra alti e bassi: anche lui, infatti, soffriva di una malattia degenerativa, la fibrosi cistica. Dopo un peggioramento sei anni fa, Vania Biondi ha dovuto arrendersi all’evidenza e accettare la sedia a rotelle. Ma come fare per andare a trovare il marito, sempre più spesso costretto a lunghi ricoveri in ospedale? E come recarsi agli appuntamenti importanti per la sua salute? A Vania Biondi pesava dover chiedere sempre al fratello e i lunghi tragitti in taxi stavano diventando troppo costosi per le sue tasche.

Più di un semplice autista

Vania Biondi si è allora ricordata del servizio trasporti della Croce Rossa Svizzera (CRS) che sua madre utilizzava durante la malattia. Ha così contattato la CRS del Cantone Argovia che si è subito resa disponibile. «Sono molto grata ai volontari del servizio trasporti che mi hanno accompagnato a trovare mio marito in ospedale a Basilea. Purtroppo la mia è una condizione invalidante a 360 gradi».

In più gli piace guidare, il che non guasta. «La nostra società non può funzionare senza il volontariato», di questo Marcel Brunner è convinto.

Un pezzetto di libertà

A Rheinfelden c’è una linea ferroviaria urbana con cui Vania Biondi potrebbe recarsi a Basilea. Sfortunatamente non le serve a granché: la rampa che porta al binario, infatti, non è adatta ai disabili. «Dovrei essere accompagnata», spiega Vania Biondi, che senza il servizio trasporti della CRS uscirebbe ancora meno di casa. «Il servizio mi permette di godere di ancora un po’ di libertà e autonomia e per questo sono molto riconoscente», dichiara.

Vania Biondi non esprime la propria gratitudine solo a parole: è già la seconda volta che organizza un aperitivo nel suo appartamento al piano terra per tutti quelli che le danno una mano, tra cui anche le autiste e gli autisti del servizio trasporti. Sfortunatamente Marcel Brunner non ha potuto essere presente ma alla prossima occasione non mancherà di certo. «I nostri passeggeri non ci ringraziano così tutti i giorni! Questo invito mi ha commosso», afferma.

Ci vogliono forza e speranza

Immersa nei suoi pensieri, Vania Biondi si aggiusta distrattamente la camicetta. Sfoggia un completo tono su tono, dai colori sgargianti, che le sta molto bene. Ha fatto tesoro del consiglio di sua madre: «Vania, quando sei giù di morale mettiti un bel vestito e ti sentirai subito meglio». I colori vivaci le danno forza. Ne ha bisogno. A fine marzo è successo ciò che per vent’anni aveva temuto: suo marito ha perso la battaglia contro la malattia. A causa della pandemia di coronavirus Vania Biondi ha preferito rimandare la cerimonia di addio con i parenti al giorno in cui suo marito avrebbe compiuto gli anni, in settembre. Ha già pensato a tutto. A sostenerla, oggi più che mai, ci sono i figliocci.

I due adolescenti sono molto affezionati alla loro madrina e si confidano spesso con lei. Un po’ come una seconda mamma da cui rifugiarsi nei momenti difficili, racconta Vania Biondi sorridendo. «Significano molto per me che non ho figli, mi proiettano verso il futuro». Quando sarà possibile vuole fare un lungo viaggio con loro, una prospettiva che malgrado tutto la rallegra, come l’idea di essere di nuovo accompagnata da Marcel Brunner. Perché questi tragitti rappresentano per Vania Biondi un pezzetto di normalità e libertà, l’ultimo che le è rimasto.

I due adolescenti sono molto affezionati alla loro madrina e si confidano spesso con lei. Un po’ come una seconda mamma da cui rifugiarsi nei momenti difficili, racconta Vania Biondi sorridendo. «Significano molto per me che non ho figli, mi proiettano verso il futuro». Quando sarà possibile vuole fare un lungo viaggio con loro, una prospettiva che malgrado tutto la rallegra, come l’idea di essere di nuovo accompagnata da Marcel Brunner. Perché questi tragitti rappresentano per Vania Biondi un pezzetto di normalità e libertà, l’ultimo che le è rimasto.

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