Diritto al rispetto della vita familiare

Asilo: semplificare e ampliare il ricongiungimento familiare

Istituita nel 1993, la Giornata internazionale della famiglia si celebra il 15 maggio per ricordarne l’importanza. Nell’ambito dell’asilo, tuttavia, il rispetto della vita familiare non è affatto un diritto scontato per le famiglie. Un recente studio della Croce Rossa Svizzera mostra cosa è stato fatto e dove invece è ancora necessario intervenire.

Trascorrere tre anni senza avere contatti con i propri genitori o, al massimo, vedendoli solo tramite videochiamata? Qualcosa di impensabile, che per molte famiglie è però una triste realtà. Lo è ad esempio per i detentori di un permesso F in Svizzera, ossia le persone ammesse provvisoriamente, che devono attendere tre anni prima di poter presentare una richiesta di ricongiungimento familiare. Una procedura complicata che può durare a sua volta anni prima che la famiglia possa infine riunirsi o, peggio, che può avere un esito negativo per via della rigida legislazione svizzera.

«I miei genitori sono in Siria. Non li vedo da sei anni. Mia madre ha 68 anni e da cinque è gravemente malata, è in fin di vita e non ha nessun che la aiuti all’infuori di Dio»

Roushin Mustafa

Separati dai propri cari

Roushin Mustafa fugge dalla Siria insieme al marito e ai suoi due figli, separandosi da fratelli, sorelle, amici e anche dai suoi genitori. Arrivati in Svizzera dopo un pericoloso viaggio attraverso il nord dell’Iraq, per la donna adattarsi alla nuova vita è dura: in Siria ha lasciato una parte importante di lei, i suoi genitori. Trascorreranno sei anni prima che possa riabbracciarli.

Ostacoli pratici

Roushin Mustafa non ha idea di come fare per far arrivare in Svizzera i genitori anziani e gravemente malati. Gli ostacoli pratici che deve affrontare sono molti: mancanza di informazioni e supporto, procedure e tempi di attesa lunghi, documentazione, difficoltà linguistiche, accesso alle rappresentanze diplomatiche, spese per procedure e spostamenti.

Ostacolo all’integrazione 

È dimostrato che per una famiglia essere riunita è un fattore importante sul piano della salute fisica e mentale, dell’equilibrio emotivo e per un processo di integrazione nella comunità di adozione riuscito. Dopo aver trascorso anni preoccupandosi per la madre malata, nel febbraio del 2019 Roushin Mustafa si è rivolta alla Croce Rossa scrivendo: «I miei genitori sono in Siria. Non li vedo da sei anni. Mia madre ha 68 anni e da cinque è gravemente malata, è in fin di vita e non ha nessun che la aiuti all’infuori di Dio». 

«Raccomandiamo di adattare la nozione di famiglia nella legge sull’asilo affinché includa anche altri familiari in caso di dipendenza finanziaria, fisica, giuridica, emotiva, sociale o legata a ragioni di sicurezza».

Carolin Krauss, responsabile settore Migrazione

Basi giuridiche

Il diritto al rispetto della vita familiare è sancito da numerosi basi giuridiche nazionali e internazionali tra cui la Dichiarazione universale dei diritti umani (art. 12), la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (art. 8) e la Costituzione federale svizzera (artt. 13 e 14).

Ma cosa s’intende per famiglia? Chi decide chi ne fa parte o meno? Secondo la legge svizzera sull’asilo, il ricongiungimento familiare è possibile solo per i membri del nucleo più ristretto, vale a dire:

  • coniuge o
  • figli minorenni.

Non rientrando in una di queste due categorie, i genitori di Roushin Mustafa non potevano beneficiare del ricongiungimento familiare. Per via delle loro condizioni di salute precarie e dello stretto legame familiare in Svizzera, gli anziani sono infine riusciti a ottenere uno dei rarissimi visti umanitari rilasciati e raggiungere il nostro Paese. 

La CRS chiede quindi che la nozione di famiglia nella legge sull’asilo venga modificata affinché possa includere sistematicamente anche altri familiari in caso di dipendenza finanziaria, fisica, giuridica, emotiva, sociale o legata a ragioni di sicurezza. 

Raccomandazioni della CRS

La Croce Rossa Svizzera s’impegna sia pubblicamente sia nel dialogo con le autorità competenti, con la politica e con gli ulteriori organi interessati per far sì che i richiedenti l’asilo possano far valere il loro diritto al rispetto della vita familiare e beneficiarne.

  1. Integrazione: è necessario prestare particolare attenzione all’effetto positivo che l’unità familiare può avere sull’integrazione in Svizzera.
  2. Adeguamento del ricongiungimento familiare: la regolamentazione valida per le persone ammesse provvisoriamente va adattata a quella impiegata per i rifugiati riconosciuti. 
  3. Procedure e tempi di attesa: le procedure amministrative vanno semplificate e abbreviate. 
  4. Informazione: le informazioni riguardanti il ricongiungimento familiare devono essere disponibili in diverse lingue per diversi gruppi target (persone interessate, professionisti, volontari) e tenere conto delle esigenze dei destinatari.
  5. Sostegno: sia in Svizzera che all’estero, le persone interessate devono poter ricevere sostegno in questioni di tipo giuridico, pratico e sociale.   
  6. Accompagnamento: in seguito al ricongiungimento, deve essere disponibile un ulteriore accompagnamento da parte di professionisti e volontari.

La Croce Rossa sostiene gli interessati in tutti gli aspetti possibili nel corso dell’intera procedura: prima, durante e dopo il ricongiungimento.

Le ulteriori raccomandazioni formulate dalla CRS sono contenute nel suo studio sul ricongiungimento familiare.