Emergenza alimentare in Sud Sudan

Una sfida su tutti i fronti

All’inizio del 2017 l’ONU ha dichiarato che in Sud Sudan è in corso un’emergenza alimentare. In questo paese flagellato dalla guerra far arrivare gli aiuti umanitari alla popolazione bisognosa è una vera e propria impresa. Due collaboratori della CRS raccontano la loro esperienza.

Il Sud Sudan, fondato nel 2011, è il più giovane stato del mondo. Purtroppo, dopo appena due anni di pace e di speranza in un futuro migliore, alla fine del 2013 c’è stata una nuova escalation della violenza. Oltre tre milioni di abitanti sono stati costretti ad abbandonare i loro villaggi. Di essi, circa un milione sono scappati nei paesi limitrofi, dove hanno trovato rifugio nei campi profughi. Gli altri due milioni sono sfollati entro i confini nazionali.

Quest’anno la situazione è ulteriormente peggiorata a causa della siccità che ha decimato i raccolti. La penuria di cibo ha fatto schizzare i prezzi alle stelle e sono pochi quelli che possono ancora permettersi di comprare da mangiare. In febbraio l’ONU ha dichiarato che in Sud Sudan è in corso un’emergenza alimentare.

Carmen Humboldt, responsabile del programma della Croce Rossa Svizzera (CRS) per il Sud Sudan, è appena rientrata da un viaggio nella regione. «Dalla mia ultima visita all’inizio dell’anno la situazione nel paese è precipitata. L’emergenza alimentare è palpabile non appena si lascia la capitale, Giuba. Lungo la strada verso le regioni in cui la CRS ha i suoi progetti ho visto molti bambini con segni evidenti di malnutrizione. La popolazione, già in ginocchio dopo anni di conflitto, è messa ulteriormente alla prova dalla crisi attuale».

Oggi in Sud Sudan la gente non fugge soltanto dai combattimenti, ma anche dalla carestia. Nella sola cittadina di Ikotos, situata in una delle regioni d’intervento della CRS e dove un tempo vivevano 25 000 - 30 000 persone, ogni giorno 20 famiglie se ne vanno sperando di trovare cibo a sufficienza in Uganda.

Nella zona meridionale del Sudan la CRS è attiva nel campo dell’assistenza sanitaria da prima della nascita del nuovo stato. Dal 2013, quando sono scoppiate le ostilità, ha adeguato il suo impegno di lunga data alle nuove circostanze fornendo anche aiuti di emergenza. La CRS, infatti, sostiene e coadiuva le vaste operazioni di soccorso della Croce Rossa Sudsudanese e del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) con progetti nel settore della salute, alimenti per l’infanzia, beni di prima necessità, campagne di prevenzione, iniziative per la donazione di sangue e assistenza psicosociale agli sfollati.

Ma la situazione è tremendamente difficile. «A complicare ulteriormente le cose c’è la mancanza di sicurezza», spiega Carmen Humboldt. «Far arrivare gli aiuti è un vero rompicapo. Nel nostro lavoro siamo costantemente confrontati a problemi logistici. Le regioni in cui siamo presenti con i nostri progetti sono difficilmente raggiungibili perché le vie di accesso non possono essere utilizzate a causa dei gravi rischi per la sicurezza. Per fortuna, come Croce Rossa abbiamo un legame molto forte con la popolazione locale, al punto che la maggior parte dei nostri operatori vive sul terreno e può svolgere il suo lavoro evitando lunghi spostamenti».

Anche Daniel Garnier conosce bene le difficoltà logistiche legate alla sicurezza precaria in Sud Sudan. Esperto di logistica, Garnier è in servizio a Giuba da fine aprile come responsabile della gestione del deposito centrale di aiuti di emergenza del CICR. Il suo compito è coordinare la distribuzione, dalla capitale, di generi alimentari e altri beni di prima necessità tra la popolazione nelle zone interessate. Distribuzione che può avvenire in qualsiasi punto del paese, via terra o via aria. Una sfida complessa anche per un esperto come Daniel Garnier. «Non ci fermiamo mai. Il coordinamento è un lavoro immane. Per ogni distribuzione dobbiamo porci le stesse domande: quante persone possiamo raggiungere, in altre parole, quanti generi alimentari dobbiamo caricare? E come li facciamo arrivare? Con dei camion? Oppure li paracadutiamo? Ed è meglio un areo o un elicottero? A ogni distribuzione, insomma, ci tocca ricominciare la pianificazione e l’organizzazione da zero».

I bisogni sono immensi e le condizioni di lavoro critiche. Ma ne vale la pena: «Da quando sono arrivato, due mesi fa, abbiamo già distribuito circa 2000 tonnellate di viveri e aiutato almeno 10 000 famiglie sparse in tutto il paese», conclude soddisfatto Garnier.