La CRS importa dispositivi di protezione

«Il mercato era impazzito»

Al culmine della pandemia di coronavirus l’unità di gestione delle catastrofi della CRS ha fornito un aiuto decisivo per superare la mancanza di materiale di protezione in Svizzera. Thomas Büeler, esperto in logistica d’emergenza, racconta di com’è riuscito a procurarsi gli articoli a cui tutti ambivano in una situazione eccezionale.

Negli ultimi dieci anni sono volato all’estero innumerevoli volte per partecipare a missioni di soccorso in Paesi colpiti da catastrofi. Sono un esperto in logistica d’emergenza e il mio lavoro è far arrivare beni di primaria necessità in condizioni avverse. Quest’anno invece mi sono ritrovato per la prima volta a guidare un’operazione di emergenza in Svizzera.

La carenza di dispositivi di protezione ha iniziato a farsi sentire a febbraio. Alcune delle nostre organizzazioni, in particolare i Samaritani e varie associazioni cantonali, si sono rivolte a noi: volevano prepararsi a una possibile pandemia di coronavirus e avevano notato che era difficile procurarsi materiale di protezione. Il principale produttore di questi articoli, la Cina, aveva smesso di esportarli per riservarli alla sua popolazione. Senza più rifornimenti la catena di approvvigionamento era k.o. già all’inizio dell’anno. Noi però, grazie alla nostra lunga esperienza internazionale, disponevamo dei contatti e delle competenze necessarie per trovare una soluzione. Intuendo inoltre che si stava delineando una massiccia carenza di materiale di protezione per la sanità e la popolazione, abbiamo deciso di offrire il nostro aiuto anche alla Confederazione.

Impennata nella fabbricazione di mascherine

Noi dell’unità logistica della Croce Rossa Svizzera (CRS) ci siamo messi subito al lavoro sotto pressione. Il mercato era impazzito: la pandemia si propagava da un Paese all’altro, tutti avevano bisogno di mascherine e altro materiale. La domanda e i prezzi erano alle stelle. Nel giro di qualche settimana la Cina ha visto nascere migliaia di fabbriche di dispositivi di protezione. Dall’oggi al domani imprese che prima producevano sedili o articoli per la casa hanno totalmente trasformato la loro produzione. A questo punto, però, avevamo dubbi sulla qualità. Alla CRS abbiamo rigidi standard etici: i canoni di qualità non valgono solo per il prodotto finito ma anche per il modo in cui viene fabbricato. Il rispetto di diritti umani e ambiente non è negoziabile nemmeno in una situazione d’emergenza che richiede l’acquisto urgente di determinati beni.

Il lockdown ci impediva inoltre di recarci sul posto per verificare di persona, come si fa generalmente per gli ordini di questa portata. Ma grazie a esperienze con catastrofi passate e alla rete del Movimento internazionale, eravamo in possesso dei contatti di produttori, fornitori e imprese certificate. Il rischio, insomma, era ridotto.

Gli affari migliori nel fine settimana

Per due mesi e mezzo ho lavorato quasi non stop. Il tempismo in un mercato così agguerrito è a dir poco essenziale. Basta non rispondere a una telefonata per lasciarsi sfuggire un’opportunità. Quasi tutti i migliori affari che ho concluso sono stati nei fine settimana o la mattina presto, mentre parte dei miei “concorrenti” si riposavano. Poi un fornitore mi ha chiamato nel cuore della notte per dirmi che qualcuno aveva ordinato 50 milioni di mascherine, ma che aveva deciso di acquistarne solo 47. Mi c’è voluto un bel po’ di sangue freddo per decidere subito e assicurarci quei tre milioni di mascherine. È la mia lunga esperienza in circostanze di questo tipo che mi permette di valutare velocemente i rischi anche sotto tensione e prendere di solito la decisione giusta.

«Quasi tutti i migliori affari che ho concluso sono stati nei fine settimana o la mattina presto, mentre i miei »concorrenti” si riposavano».

Suspense totale fino all’ultimo atterraggio

La tensione è stata enorme finché tutto il materiale non è atterrato in Svizzera. Swiss, con la quale ci eravamo messi sin da subito in contatto, ha effettuato nove voli a sue spese, a cui si sono aggiunti i voli di altre compagnie. Per ogni consegna speravamo fino alla fine che gli articoli non ci venissero portati via da sotto il naso. Una volta in Svizzera il materiale è stato testato dal laboratorio di Spiez, che ne ha confermato la qualità.

Abbiamo importato più di 120 tonnellate di dispositivi: 23 milioni di mascherine, 450 000 tute, guanti, occhiali e camici. Ci sono serviti non solo a permettere alle organizzazioni della Croce Rossa di fornire e potenziare le loro prestazioni durante la pandemia, ma anche ad aiutare significativamente la Confederazione in ambito sanitario e a proteggere la popolazione. Sono contento e anche un po’ orgoglioso della Croce Rossa. È una bella soddisfazione sapere di aver prestato un aiuto decisivo al proprio Paese nell’affrontare una crisi.