1. Ottobre 2020

Libano

Beirut, una ferita ancora aperta

A due mesi di distanza dalla terribile esplosione che ha distrutto quasi metà della città, i bisogni della popolazione sono ancora enormi. La Croce Rossa Libanese è al fianco della popolazione fornendo sia assistenza medica che beni di prima necessità e contributi in denaro contante.

Due mesi fa, il 4 agosto, una gigantesca esplosione distruggeva il porto di Beirut e numerosi edifici situati nei quartieri vicini, provocando più di 200 morti e 6000 feriti. A questi si aggiungono i 300 000 abitanti che hanno visto la loro abitazione andare distrutta o subire seri danni. Oggi nella capitale la ferita è ancora aperta: immobili devastati, ospedali fuori servizio e soprattutto migliaia di persone che non sanno come tirare avanti, ancora traumatizzate da quella detonazione che ha raso al suolo la loro città. La catastrofe ha colpito un Paese già da mesi paralizzato da una grave crisi economica, aggravata dall’emergenza sanitaria legata al coronavirus. La popolazione si trova attualmente in una disperata condizione di bisogno.

In questi due mesi la Croce Rossa Libanese ha soccorso oltre 3500 feriti e 8500 malati, ha fornito assistenza psicosociale a 5800 persone e ha consegnato agli ospedali più di 6000 unità di sangue. Inoltre, oltre a occuparsi dell’assistenza medica, la Croce Rossa ha distribuito pacchi di generi alimentari a oltre 82 000 persone e sostenuto 1300 famiglie in condizioni particolarmente difficili con aiuti in denaro contante che hanno permesso loro di acquistare ciò di cui più necessitavano. La Croce Rossa Svizzera (CRS) aiuta la Società consorella libanese a prestare soccorsi d’emergenza e le fornisce un sostegno sul lungo periodo.

Aiuti in denaro contante

«Terminata la fase di emergenza medica, durante la quale si trattava di salvare vite, la priorità della Croce Rossa Libanese è stata valutare l’entità dei bisogni», spiega Mazen Yachoui, coordinatore del settore Gestione di catastrofi. «Ne è risultato che le famiglie necessitano in primo luogo di denaro contante con cui sostenere le loro spese». Nabih Jabr, sottosegretario della Croce Rossa Libanese, conferma le parole del collega: «Gli aiuti in contanti permettono alle persone di acquistare da sole ciò di cui hanno bisogno conservando un po’ della loro dignità, che si tratti di fare la spesa, di acquistare farmaci o di riparare la loro casa».

Sostegno psicosociale

In attesa di poter iniziare i lavori di ricostruzione, la Croce Rossa Libanese prevede nelle prossime settimane e mesi di mettere a disposizione alloggi per 10 000 famiglie, oltre ai rifugi di emergenza che hanno già accolto 1000 famiglie, allestiti nelle 72 ore successive alla catastrofe.

Ma l’esplosione non ha causato soltanto enormi danni materiali, anche le sue conseguenze psicologiche sono considerevoli. «La principale esigenza a non essere ancora stata valutata è l’assistenza psicosociale», precisa Nabih Jabr. Anche in questo ambito la Croce Rossa Libanese ha reagito molto rapidamente offrendo un sostegno psicologico nelle ore che hanno seguito la catastrofe. Spera però di potere assistere gli abitanti di Beirut a lungo termine per aiutarli a ritrovare una parvenza di tranquillità.

Una risposta pronta ed efficace

Subito dopo l’esplosione la Croce Rossa Libanese ha mobilitato 125 ambulanze e decine di squadre mediche e ha allestito postazioni di primo soccorso. Nel giro di poche ore ha trasportato quasi 2000 feriti e fornito circa 1200 unità di sangue. Questa capacità di reazione si deve anche alla CRS, che da molti anni sostiene la sua Società consorella aiutandola a migliorare il suo sistema di trasfusione di sangue. La Croce Rossa Libanese ha infine distribuito rapidamente anche acqua, viveri e kit con prodotti per l’igiene.

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